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17 maggio 1973 - strage della Questura di Milano

mar 16 mag 23

Il 17 maggio 1973 si tenne - presso la Questura di Milano e alla presenza del Ministro dell'interno, Mariano Rumor - la cerimonia commemorativa del primo anniversario della morte del commissario Luigi Calabresi, avvenuta il 17 maggio 1972. Verso le 11, al termine della cerimonia, un uomo scagliò una bomba a mano che uccise quattro persone e ne ferì cinquanta. Tra le vittime il poliziotto di Ponte di Piave Federico Masarin, ferito gravemente e morto 10 giorni dopo, il 27 maggio 1973.

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FEDERICO MASARIN

federico masarin

Nato a Ponte di Piave (TV) l’11/05/1943 e deceduto a Milano il 27/05/1973

Medaglia d’oro al Merito civile

Il giovane veneto Federico Masarin, si arruola in Polizia nel 1963 appena ventenne, dopo aver frequentato la Scuola Allievi di Caserta. Viso da bambino ma con una grande determinazione, inizia la sua carriera da poliziotto prestando servizio nei difficili reparti di Napoli. Successivamente, viene inviato a Padova ed in seguito trasferito alla questura di Milano, per poi passare all’Ufficio Politico (attuale DIGOS). Federico Masarin vive da poliziotto quei terribili anni definiti di piombo che caratterizzano una triste parentesi della nostra storia italiana, anni in cui indossare una divisa ed appartenere alle Forze dell’Ordine, significava sfidare ogni giorno la morte per il solo fatto di essere dalla parte della giustizia e dello Stato, dalla parte “sbagliata”.

Quel 17 maggio 1973, si trova in via Fatebenefratelli presso la Questura di Milano a svolgere servizio d’ordine. Proprio quel giorno si celebra la commemorazione pubblica della morte del commissario Luigi Calabresi assassinato esattamente un anno prima. Per l’occasione arriva il Ministro dell’Interno Mariano Rumor per scoprire il busto del commissario vilmente ucciso, accompagnato dal prefetto e del sindaco di Milano Aniasi. L’agente Masarin sta svolgendo diligentemente il suo lavoro, si occupa della scorta ed in quel momento si trova fuori la questura assieme ad altri decine e decine di persone inermi presenti sul luogo come pubblico per l’evento e come utenti per recarsi in questura. Termina la cerimonia ed il Ministro Rumor esce assieme alle altre autorità nel cortile della Questura. Tra la folla si scorge un uomo con la barba che, in quel preciso istante, lancia una bomba a mano. Sembra un sasso, invece, è un boato. L’agente Masarin non ha nemmeno il tempo di realizzare che si ritrova scagliato a terra colpito in pieno dall’ordigno. Il muro di via fatebenefratelli viene tempestato di schegge, di buchi, di sangue. Muoiono 3 persone, un pensionato ex maresciallo e due ragazze, i feriti sono più di 45. Federico Masarin appare subito in condizioni disperate. Trasportato d’urgenza all’ospedale Fetebenefratelli di Milano, viene ricoverato in rianimazione. Forte e coraggioso l’agente di Polizia rimane cosciente per tutto il periodo di degenza. Viene sottoposto a diversi interventi di chirurgia e non perde mai la speranza. Prega e ripete in continuazione che ce l’avrebbe fatta. Il giovane poliziotto, purtroppo, muore il 27 maggio, dopo 10 giorni di agonia nello stesso ospedale a seguito delle gravissime ferite riportate nell’attentato.

L’agente Federico Masarin nel corso di 10 anni di onorato servizio, si è distinto per le sue doti professionali e umane di alto livello che gli hanno valso elevati apprezzamenti da parte di superiori e colleghi che hanno avuto modo di conoscerlo. All’età di soli 30 anni è stato strappato dall’affetto dei suoi cari e la sua vita spezzata drammaticamente dalla follia omicida di chi si è arrogato ingiustamente e vilmente il diritto di disporre della vita di tanti innocenti. Federico Masarin ha ricevuto la Medaglia d’Oro al Merito Civile. In ricordo del sacrificio del giovane agente, a Ponte di Piave è stata a lui intitolata una via. A Milano una caserma porta il suo nome.

(fonte: vittimedeldovere.it)

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Viene immediatamente individuato ed arrestato l’attentatore: è Gianfranco Bertoli che affermò di aver agito da solo perché mosso dalla propria scelta ideologica di “anarchico individualista”. Tempo dopo si accerterà che l’attentato era stato voluto e realizzato dal gruppo di estrema destra denominato “Ordine Nuovo”. Gli intenti erano quello di “punire” Mariano Rumor per avere promosso lo scioglimento della organizzazione in applicazione della “legge Scelba” (che vietava la riorganizzazione del disciolto partito fascista) e quello di “determinare – come effetto mediato – uno stato di caos e di tensione che avrebbe reso possibili una svolta autoritaria nel governo della Nazione e la emanazione di leggi di emergenza”. Alla condanna dell’attentatore colto in flagranza non seguiranno, all’esito dei numerosi processi, anche le condanne degli esponenti di “Ordine Nuovo” che l’accusa e alcune sentenze di merito avevano individuato come autori della strage. Nel 2005, la Corte di Cassazione dirà: “Deve ritenersi dato storico, oltre che processuale, ormai incontestabilmente accertato, la “provenienza” dell’attentato … da esponenti di Ordine Nuovo che avevano utilizzato chi fu arrestato in flagranza, legato a loro da vincoli antichi di vario tipo, al fine di mimetizzare la vera matrice dell’attentato e di accreditare la tesi della matrice anarchica che era insita nella strategia della tensione voluta da Ordine Nuovo”.



video giornali dell'epoca (attenzione, immagini forti)

 



news pubblicata il mer 17 mag 23